I milioni alle PMI dell'aerospazio non si traducono in benessere per i cittadini
RISPOSTA ALL'ARTICOLO DEL CORRIERE DELL'UMBRIA DEL
Le cronache economiche di questi giorni celebrano il maxi-accordo da 300 milioni di euro stanziati da Intesa Sanpaolo, Banca Europea per gli Investimenti (BEI) ed ESA per finanziare le Piccole e Medie Imprese della filiera aerospaziale italiana. Una pioggia di liquidità che, secondo la narrazione ufficiale, dovrebbe "trasformare l’innovazione in occupazione qualificata" e proiettare l’Italia verso la Space Economy globale.
L’articolo si chiude snocciolando dati altisonanti: un comparto che nel 2025 ha generato 7 miliardi di valore aggiunto e ben 8 miliardi di esportazioni. “La realtà è che questi 300 milioni non sono utili ala vita quotidiana delle persone”. Sandro Maraca, segretario del circolo di Sinistra italiana Narni Amelia cita i modelli economici basati su le tabe le di Input-Output. “La spesa nel settore militare-aerospaziale è la meno efficiente in assoluto per generare benessere sociale ed occupazione (“The U.S. Employment Effects of Military and Domestic Spending Priorities: An Input-Output Analysis Heidi Peltier, Brown University).
A parità di investimento, se quei 300 milioni fossero stanziati per infrastrutture civili, la sanità pubblica, per la scuola, creerebbero rispettivamente il 19%, il 28% e il 138% di posti di lavoro in più rispetto al comparto bellico-aerospaziale”.
L'impennata dei profitti e del'export servono a pagare brevetti, macchinari complessi, leghe speciali e microchip. L'industria aerospaziale e de la difesa è un settore ad altissima intensità di capitale ma a bassissima intensità di lavoro.
Gli utili eccezionali generati da le esportazioni rimangono concentrati al vertice: servono a remunerare i grandi fondi d'investimento che controllano i colossi del settore e a finanziare speculazioni azionarie.
Ai lavoratori e al territorio restano le briciole di una filiera blindata, mentre il costo de la ricerca e il rischio di credito (garantito al 50% da la BEI, cioè da fondi pubblici europei) vengono interamente socializzati.
In Umbria l'economia civile è ferma al palo, l'ultimo Rapporto Annuale su l'Economia Regionale della Banca d'Italia parla di una crescita complessiva a lo 0,5% e in forte decelerazione, con una produzione manifatturiera tradizionale (metallurgia, automotive, prodotti in metallo).
Le imprese civili soffrono per il calo de la domanda e per la stretta creditizia. Se il sistema bancario decide di concentrare oltre 2 miliardi di impieghi complessivi nel'aerospazio (come annunciato da Intesa Sanpaolo per il 2026), significa che quei capitali vengono deliberatamente sottratti a la riconversione de le PMI civili de la nostra regione.
Maraca: “Celebrare il record de l'export di armi e tecnologie spaziali mentre l'economia di pace e i servizi essenziali della Regione vengono ridimensionati da Roma, non è una vittoria. È la firma su un modello economico profondamente ingiusto, dove lo Stato e le banche finanziano i profitti privati dei pochi scaricando il costo sociale sulla pelle di tutti”.
Sinistra Italiana Circolo Narni Amelia









