Lo diciamo da mesi ed avevamo ragione, l'esperienza di Bandecchi è politicamente finita.
«NIENTE INCIUCI», DICE BANDECCHI. ALLORA PREPARIAMOCI AL PROSSIMO.
I quattro consiglieri usciti dalla maggioranza non hanno provocato la crisi: hanno semplicemente tolto il coperchio a una pentola che ribolliva da mesi. Denunciano promesse tradite, impegni finiti nel dimenticatoio e decisioni prese senza ascoltare nemmeno chi avrebbe dovuto sostenerle. Altro che squadra compatta: era una maggioranza tenuta insieme dal nome di un uomo. E adesso quel nome non basta più.
I numeri parlano chiaro: 15 consiglieri a sostegno dell’amministrazione, sindaco compreso, contro 18 all’opposizione . E il Consiglio comunale, per la seconda settimana consecutiva, non viene convocato. In questo scenario Bandecchi dichiara che nel suo DNA non c’è «una grande volontà di inciucio». Prendiamo nota. Però a Terni, con Bandecchi, abbiamo imparato che tra un annuncio solenne e la sua smentita passa giusto il tempo di trovare i voti di qualche cambiacasacca.
Il punto non è chi verrà chiamato a fare da stampella per trascinare la Giunta ancora un po’. Anche se Bandecchi troverà nuovi appoggi, la sua esperienza politica è finita. Un soccorso in aula potrà rinviare il conto, non cancellarlo: rimpasti, rotture, promesse mancate, prove di forza e un grave conflitto d’interessi hanno già segnato il fallimento di questa amministrazione.
È il fallimento del sindaco padrone : quello che pretendeva obbedienza, ma non è riuscito a tenere insieme neppure la propria maggioranza; quello che prometteva di cambiare Terni e ha finito per cambiare assessori, alleati e consiglieri. A forza di cacciare e farsi lasciare, è rimasto senza maggioranza e con una dichiarazione sull’«inciucio» che rischia di diventare la battuta migliore della crisi.
Terni non merita l’ennesimo rattoppo, né una maggioranza raccogliticcia assemblata nei corridoi per tirare a campare. Bandecchi prenda atto che il suo ciclo è finito e restituisca la parola ai cittadini.