
Letto il comunicato del sindaco Bandecchi sulla vicenda Ternana-Stadio-Clinica, la domanda ormai è una sola, semplice e inevitabile: con quale veste ha parlato?
Come sindaco della città di Terni o come referente politico-istituzionale di un comitato d’affari?
Perché quando un sindaco, in un atto pubblico, mescola continuamente il proprio ruolo istituzionale con gli interessi di un gruppo imprenditoriale privato, fino ad arrivare a evocare la tutela di Unicusano e del suo fondatore , allora il problema politico e istituzionale esplode in tutta la sua evidenza. E, paradossalmente, finisce per dare ancora più forza e fondatezza all’esposto che abbiamo presentato sull’evidente incompatibilità e sulla gravissima commistione tra funzione pubblica e interessi privati.
Bandecchi dice di parlare da sindaco, ma scrive e ragiona da parte in causa. Non da garante imparziale dell’interesse generale, ma da soggetto direttamente coinvolto in una operazione che da troppo tempo prova a piegare istituzioni, procedure e interesse pubblico a un disegno opaco, confuso e pericoloso per la credibilità della città.
Anche per questo, bene ha fatto la Regione Umbria a fare chiarezza attraverso il ricorso al TAR , e bene farà a continuare fino in fondo su questa strada. Oggi più che mai siamo convinti che, per il bene del territorio, si debba chiudere definitivamente questa stagione di ambiguità, commistioni e pressioni improprie.
La scelta giusta è una sola: cancellare definitivamente i posti della sanità privata accreditabile previsti dalla precedente giunta Tesei e ricondurli dentro una programmazione interamente pubblica, per rafforzare davvero il sistema sanitario territoriale. Quelle risorse devono servire alla USL 2, non ad alimentare operazioni ibride e sbilanciate sugli interessi privati.
Per questo riteniamo che quei posti debbano tornare dentro il fabbisogno pubblico e servire a costruire, nella provincia di Terni, una risposta sanitaria pubblica vera, capace di occuparsi di riabilitazione e piccola chirurgia , così da evitare che troppi cittadini siano ancora costretti a curarsi fuori Terni, fuori Umbria, fuori regione .
È bene che la Regione Umbria vada avanti con determinazione fino in fondo, perché il futuro e lo sviluppo di Terni non passano da operazioni opache o da forzature costruite attorno a interessi particolari.
Lo sviluppo vero di Terni passa invece dal nuovo ospedale da 600 posti letto , sul quale la Regione sta investendo come non era mai stato fatto prima per questa città.
È lì che si misura una idea seria di futuro: nella sanità pubblica, nelle infrastrutture pubbliche, nella programmazione pubblica, nella trasparenza istituzionale. Non nelle scorciatoie, non nelle sovrapposizioni di ruolo, non nei progetti piegati a convenienze private.
Per questo chiediamo che si smetta immediatamente con la propaganda, con i ruoli confusi e con le ambiguità istituzionali.
Terni non ha bisogno di un sindaco che si muove come sponsor politico di interessi privati. Ha bisogno di istituzioni limpide, credibili e al servizio esclusivo della collettività.
Su questa vicenda serve finalmente verità. E serve una scelta netta: fuori gli interessi privati dalla programmazione sanitaria, dentro una sanità pubblica forte, trasparente e pienamente al servizio delle cittadine e dei cittadini.









